la nostra storia

Nel cuore di un piccolo paese affacciato sul mare, tra vicoli stretti e muri consumati dal sale, la famiglia Rinaldi lavora il cuoio da oltre cinquant’anni.

Tutto iniziò con nonno Pietro, figlio di contadini, che da ragazzo entrò come apprendista in una bottega di calzolaio. Non aveva studi, ma aveva mani forti e occhi attenti. Imparò a riconoscere il buon cuoio dall’odore, a capire quando una suola era pronta solo toccandola con il polpastrello, a cucire dritto anche senza segnare la linea.

Negli anni Sessanta aprì il suo primo laboratorio: una stanza piccola, una finestra alta da cui entrava una luce morbida, un banco in legno massiccio e pochi attrezzi essenziali. Ogni sandalo veniva fatto a mano, uno alla volta. Taglio, cucitura, rifinitura. Senza fretta, senza compromessi.

Con il tempo arrivò suo figlio Marco. Cresciuto tra odore di cuoio e colpi di martello, imparò osservando prima ancora di parlare. Pietro gli insegnò che una scarpa non è solo un oggetto: è qualcosa che accompagna la vita di una persona. Deve durare, deve adattarsi, deve raccontare chi la indossa.

Marco portò qualche innovazione — nuovi modelli, linee più leggere — ma non cambiò mai l’essenza del lavoro: cuoio vero, suola resistente, cucitura a vista. Nessuna produzione di massa. Solo mani, ago, filo cerato.

Oggi nel laboratorio c’è anche Luca, il nipote. Più giovane, ma con la stessa concentrazione negli occhi del nonno. Mentre Marco cuce lentamente una suola con gesto sicuro, Luca traccia con precisione le forme su una pezza di cuoio. La luce entra ancora dalla stessa finestra. Il banco è lo stesso. Anche l’odore è lo stesso.

Tre generazioni, una sola regola: fare bene le cose, perché il tempo è il vero giudice dell’artigianato.

Ogni sandalo che esce da quel laboratorio porta con sé qualcosa che non si vede: pazienza, silenzio, tradizione. Non è solo una scarpa. È un pezzo di storia cucito a mano.